Assam, un posto difficile dove vivere

Continua il viaggio nelle terre dell’India alla scoperta dei giardini di tè, delle caratteristiche delle loro zone e da qui poco a poco prenderemo spunto per parlare dei tè che abbiamo qui a Terza Luna.

Assam, un posto difficile dove vivere e il Tonganegegon.

A parte qualche particolare, tuttavia non secondario, soprattutto per ciò che riguarda il clima e l’altitudine, la giornata di raccolta delle donne del Darjeeling si dipana come quella delle raccoglitrici dell’alta valle dell’Assam, 200 km più a est, al confine con la Cina, la Birmania e il Bangladesh. A questa longitudine le rive del Brahmaputra-sulle quali nel 1823 furono scoperti alberi del tè selvatici alti 20 metri- sono una delle regioni più umide e meno ospitali del mondo.
La vallata, incassata fra l’Himalaia e i monti Naga e Patkoi, era ancora coperta da una fitta giungla quando alcuni colonizzatori inglesi decisero di disboscarla nel secolo scorso. Ancora oggi è una delle regioni meno popolate dell’India, abitata da tribù montanare che da millenni seguono lo stesso modo di vivere.
Da aprile a settembre, il monsone scarica sull’alta valle dell’Assam un diluvio che aumenta la portata del fiume e si riversa più a sud nel delta del Gange, nel Bangladesh: inondazioni che ogni anno costano u pesante carico di vite umane. Allora la temperatura si alza fino a 35° e in questa gigantesca serra naturale sboccia e fiorisce un terzo di tutto il tè indiano, all’incirca duecentomila tonnellate annue, con alcuni dei migliori tipi esistenti.
Le raccoglitrici dell’Assam non assomigliano alle montanare del Darjeeling, mi piuttosto alle indiane del sud, con grandi occhi neri e tratti delicati. Le immagini diffuse dal Tea Board of India le rappresentano sorridenti, mentre indossano con grazia i loro sari colorati, le braccia ornate da numerosi bracciali d’argento: in realtà, il clima e la vegetazione le costringono a lavorare in condizioni particolarmente difficili.
Colgono il tè per otto ore al giorno, in un’atmosfera di serra surriscaldata, e a volte devono coprirsi di sacchi di plastica per difendersi dalle punture degli insetti e dai morsi di serpenti. Dopo aver ricevuto da una sorvegliante speciale le consegne circa i campi da percorrere, i punti di raccolta e di pesa, si caricano sulla schiena un grande paniere di vimini trattenuto da una cinghia che passa per davanti, poi procedono in fila lungo uno dei duemila giardini dell’Assam.
Può essere Runganora, Betjan, Silonibari o Keelung. Ogni giardino si perde all’orizzonte di una vasta piana che si stende per oltre cinquecento ettari, sotto grandi alberi ombrosi che gli danno l’aria di una foresta ampia aereata, domestica. Parecchie centinaia di donne lo invadono ogni giorno, quasi mille quando si è al massimo della produzione, nel periodo fra luglio e settembre.
In Asia è rarissimo vedere un uomo raccogliere il tè. Si dice che sono la grazia, l’agilità e la pazienza delle mani femminili possano ottenere un buon rendimento senza compromettere la qualità del raccolto. È certamente vero, ma ragioni sociologiche, economiche e probabilmente simboliche sono alla base di questo fenomeno, che contribuisce per certo al fascino del tè.
Comunque sia, la raccolta nei grandi giardini risponde a criteri precisi che non ammettono alcun gesto casuale o movimento maldestro. Le donne procedono nel mezzo delle piante di tè, piccoli arbusti distanziati circa 80 cm l’uno dall’altro e che non superano, grazie a un taglio regolare, l’altezza di un metro e mezzo. Con una rapidità e precisione prodigiose, esse colgono solo le foglie più giovani, cioè quelle poste sulle sommità (questo accade per la maggior parte dei tè), che formano la tavola di raccolta e staccano il gambo con un gesto deciso, tenendolo fra l’indice e il medio. La raccolta “fine” dei tè migliori si limita esclusivamente alle gemme terminali, ricoperte da una lanugine bianca (il famoso tè bianco) e alle due prime foglie che seguono, strappate simultaneamente (la maggior parte dei tè verdi).
I tè più correnti si accontentano di una raccolta più grossolana: il germoglio e tre, quattro anche cinque foglie (i tè in bustina, quelli in polvere e che provengono da lavorazione meccanica CTC).
In tutti i giardini le raccoglitrici, con un gesto che si ripete da tempo immemorabile, gettano, passando sopra la spalla, dei pugni di foglie nella gerla. È una vera e propria prodezza, se si pensa che nell’Assam, per esempio, ciascuna donna raccoglie all’incirca 50.000 gemme al giorno. Una volta che la gerla è piena, le raccoglitrici si portano, sempre camminando in fila, verso un punto di raccolta, dove il carico è rapidamente controllato, e quindi pesato. Le donnne sono pagate, secondo la quantità e la qualità di ciò che hanno raccolto. Ogni tazza di tè contiene la sua dose di fatica umana.
Tratto da “Il grande libro del tè” Idea Libri.
Molto di quello che si è detto in questo estratto vale per la maggior parte dei tè. In generale le condizioni climatiche adatte per la crescita della pianta del tè non sono molto comode per l’uomo. Il tè ha bisogno di una particolare commistione di sole, pioggia, umidità e nubi in forma di nebbia che copre dai raggi solari. Le montagne della Cina sono quelle che riescono a fornire al meglio queste caratteristiche climatiche: giorni soleggiati, notti piovose e venti puri che spirino a una certa altitudine. Tuttavia l’uomo si è sforzato nel momento in cui ha visto che il tè è diventata la seonda bevanda più bevuta al mondo (dopo l’acqua) di ritrovare in giro per il mondo le stesse condizioni. È così che oggi l’Africa, il Vietnam, e altri paesi asiatici si stanno ritagliando un posto importante nella produzione di questa pianta….che un tempo era solo coltivata in Cina….monopolio dell’imperatore Figlio del Cielo.

L’assam che abbiamo al negozio prende il nome dal suo giardino: Tonganagaon. Questo tè ha la certificazione biologica, viene dal distretto di Tinsukia ed è un second flush. Si tratta di un tè dalle note forti e una nota particolarmente maltata. Ottimo per la colazione, ricco in caffeina aiuta ad iniziare la giornata senza la, a volte eccessiva, spinta del caffè. Ci accompagna, invece, per mano verso un ottimo inizio di giornata.

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