Quarto capitolo: La Cina e il tè verde

Se gli inglesi hanno imposto all’Europa il gusto per il tè nero, che essi bevono zuccherato con una nuvoletta di latte, il tè verde che si beve in Cina da cinquemila anni resta la bevanda della grande maggioranza dei popoli d’Asia e del Maghreb. I migliori giardini di tè verde si trovano nella Cina continentale, a Formosa e in Giappone. In Cina la preparazione di questo tè avviene più o meno nello stesso modo da tempop immemorabile. Nelle fabbriche artigianali delle cooperative li tè viene torrefatto per meno di un minuto, dentro grandi vasche, allo scopo di distruggere gli enzimi delle foglie che rischierebbero di alterare successivamente la qualità della bevanda.
Quindi le foglie lavorate dalle macchine, disposte in cumuli e seccate per una decina di ore mentre vengono continuamente mescolate. Poi vegono arrotolate, secondo il grado che si desidera ottenere, infine scelte, smistate e mondate. Un tempo queste operazioni venivano fatte a mano, oggi come spesso accade, esse sono state sostituite da lavorazioni a macchina.
La cernita separa il tè secondo il suo grado.

Nessun visitatore è ammesso nei giardini più importanti della Cina, che sono avvolti in un inquietante alone di mistero. La grande maggioranza dei cinesi stessi non sa della loro esistenza e conosce solo le cooperative di stato che producono tè verdi o neri standardizzati. Certi standard sono tuttavia di gran razza, soprattutto quelli destinati all’esportazione, come lo Yunnan imperiale degli altipiani meridionali o il dolce Keemun imperiale delle montagne della provincia di Anhui. Al di fuori delle cooperative, i giardini segreti sono detti da coloro che li conoscono “giardini sacri”, i tè che vi si producono sono esclusivamente riservati agli alti dignitari del regime e non vengono commercializzati.
A mezza strada fra le cooperative e i giardini sacri in Cina ci sono dei giardini dove il tè può essere acquistato, a condizione di stabilire relazioni privilegiate con certe autorità.
Nelle provincie montagnose di Kiangsu o di Sichuan si producono tè verdi di ottima qualità: Pi Lo Chun “spira di giada primaverile”, Lung Ching “pozzo del dragone”….mq questi ultimi sembrano ancora piuttosto comuni se paragonati a un tè che vale quasi il prezzo dell’oro e che non è un tè bianco(non torrefatto, soltanto essiccato). È lo Yin Zhen “aghi d’argento”, vero miracolo della provincia di Fujian. Il suo giardino è una delle rarissime piantagioni situate su uno degli altipiani cinesi dove si pratica ancora oggi la raccolta secondo il metodo che una volta era riservato all’imperatore e a qualche altissimo membro della corte, cioè la “raccolta imperiale” in base alla quale vengono selezionate sull’arbusto soltanto la gemma e la prima foglia, e talvolta, come per lo Yin Zhen, la sola gemma.

Tratto da “Il libro del tè verde”
Idea Libri

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